sette spose

Archive for gennaio, 2011

L’abito da sposa per il matrimonio civile, con un tocco di stile

abito da sposa per matrimonio civile

Generalmente le spose che cercano l’abito da sposa per il matrimonio civile hanno dei dubbi sul tipo di abbigliamento da scegliere. Velo sì, velo no, abito lungo o abito corto, abito da sposa o abito da cerimonia.

Il punto è, perchè farsi tutti questi problemi? Che sia in chiesa o in municipio la sposa deve essere libera di indossare quello che più le somiglia.

Quando mi sono trovata a pensare a una cerimonia civile, mi è venuto alla mente un tipo di matrimonio un pò particolare, dove la sposa può osare in termini di creatività. Per questo una delle stiliste dalle quali andrei a scegliere un vestito da sposa molto originale per il matrimonio civile è Agatha Ruiz de la Prada. Colori, forme, creatività. Il matrimonio è una festa, godiamocelo in tutto e per tutto!

Ma non tutte le spose si trovano a loro agio con forme e colori così accesi, allora, perchè non provare un meraviglioso abito a pois di Valentino? Elegante, minimalista ma molto, molto… chic.

Se poi, rinunciare al vestito da sposa tradizionale è un sacrificio troppo grande, bhè, una stilista ideale per una cerimonia civile è Jenny Packham. Linee fluide, dettagli birllanti e molto charme, anche grazie alle scollature molto generose degli abiti di questa stilista.

Se invece, il richiamo alla terra e alle radici è così forte da non poter rinunciare ai pizzi e ai tagli sensuali e caldi di Dolce&Gabbana… bhè, altro che eleganza, una sposa prorompente e molto sensuale.

Ecco dunque le mie proposte di abito da sposa civile per il 2011. :-)

Alice

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Gli abiti da sposa 2011

Il 2011 si apre con l’idea che tutto si debba capovolgere e ribaltare.

Forme, colori, atmosfere tutto deve diventerà “altro”. Ed è per questo che ho voluto selezionare per voi gli abiti da sposa più eclettici e creativi che gli stilisti hanno voluto creare per il 2011. Vogliamo sfatare la tradizione classica che vuole l’abito nuziale di un bianco candido o al massimo un crema. Ma chi l’ha detto.

Nell’era del “si può fare” l’abito da sposa deve avere il suo fatto B: Bicolore.

Voglio complimentarmi con quegli stilisti, come Oscar de la Renta, che hanno riportato in auge lo stile del bianco e nero per i loro vestiti da sposa, due opposti che si attraggono e che si respingono insieme.

Gli abiti da sposa di Vera Wang in alto e Oscar de la Renta in basso.

Vera Wang propone un abito da sposa classico come nella sua tradizione, ma aggiungendo dei tocchi particolari e di creatività. Le fasce che propone in vita danno un tocco di eleganze e allo stesso tempo di spensieratezza, ricordando molto Audrey Hepburn nel film Sabrina (come sempre eccellente nel suo stile).

Carlo Pignatelli invece ci riporta in un’era più ottocentesca, stile campagna inglese, per  proponendoci degli abiti da sposa flower style. I toni preferiti per i suoi vestiti da sposa sono il lilla e il rosa colori pastello che danno l’idea di candido e di primaverile.

Gli abiti da sposa floreali di Carlo Pignatelli

Douglas Hannant ha una visione delle sue spose come delle moderne Veneri e le immagina agghindate di fiori e tulle. I suoi abiti da sposa sono leggeri e permettono alle forme di venire valorizzate dal raso e dalla seta. Il bianco e il blu sono i colori da lui proposti… direi un ottimo abbinamento.

Gli abiti da sposa 2011 di Douglas Hannant

Carlotta

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L’addio al nubilato “made in London”

Questo è un tema che mi sta veramente molto a cuore perchè, con rispetto parlando, qui se ne vedono veramente di tutti i colori.  Purtroppo in England l’addio al nubilato o celibato viene veramente visto e vissuto come l’ultimo giorno di pazzia prima della tomba e orde di ragazze (i ragazzi sembrano essere più discreti) si aggirano spesso per le strade di Londra adornate da accessori rigorosamente rosa shocking e facendo un baccano infernale.

Ma andiamo con ordine: normalmente le feste di addio al nubilato, dette hen’s party, vengono fatte solo tra donne. Molto rari i casi di partecipazione maschile, al massimo sono ammessi gli amici gay della sposa. La serata in sè passa normalmente tra grandi bevute e zompi in club del centro di Londra. L’abbigliamento più in voga è il “quasi nudo”: prevalgono minigonne e tacchi alti rigorosamente senza cappotto anche d’inverno (tanto c’e’ l’alcool che aiuta).

Se state per strada e di punto in bianco sentite urla e strepiti anche accompagnati spesso da una musica molto alta, state sicuri che siete nelle vicinanze di un hen party. Il mezzo di trasposto preferito è, normalmente, una mega limousine, talvolta anch’essa rosa shocking, con vetri oscurati ed alcool a bordo. Feste un pochino più tranquille prevedono invece l’affitto di uno di questi vecchi autobus doppio piano inglesi al cui interno prenderà vita una festa itinerante. Ci sono poi casi in cui si festeggia la hen’s night con un bel viaggio o una giornata in una SPA. Visto che infine, è pratica vista anche in Italia non mi fermerò a raccontare troppo degli strippers clubs, che sono sempre un’opzione possibile anche a Londra, naturalmente.

Per finire, ci sono i famosi accessori rosa di cui vi parlavo prima: da coroncine a coroncine con velo, a parrucche, bacchette magiche, bande da miss sposa , boa di piume e chi più ne ha più ne metta. Questi oggetti vengono venduti nella maggior parte delle cartolerie o negozi di accessori, e vengono rigorosamente indossati da tutte le ragazze invitate a prendere parte alla hen night. Insomma, non c’e’ rischio che il gruppo passi inosservato!

Insomma pensate di voler fare veramente baccano e darvi alla vita notturna per un’ultima nottata pazza? Londra è il vostro posto… e se proprio non potete venire fin qua su, ma aspirate ad una di queste fantastiche coroncine anche voi, fatecelo sapere. Potremmo tentare di inviarvele…

Giorgia

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A ogni matrimonio il suo portariso!

Nonostante i cartelli che pregano di non gettare nulla sulla soglia del luogo dove si è appena svolta la cerimonia, la tentazione è molto forte: come non far ricadere una pioggia di riso o di petali sui novelli sposi? Beneaugurante (e – perché no? – sadicamente divertente!), questo gesto è un classico di tutti i matrimoni civili o religiosi che siano.

Ma c’è un però… A quanti matrimoni vi siete ritrovati con dei chicchi di riso che, per il caldo, si sono lessati tra le vostre mani o con petali e chicchi colorati che hanno finito per scolorirsi e/o infilarsi nelle maniche del vostro vestito?

Ho perciò sempre guardato con ammirazione chi è riuscito a organizzare anche questo aspetto del proprio matrimonio: eccole lì, puntuali, all’uscita della chiesa, delle belle scatole con dei piccoli coni portariso che attirano lo sguardo dei presenti. Eleganti e originali, questi utili accessori possono essere personalizzati con il nome degli sposi oppure semplicemente legati al colore degli addobbi scelti per il matrimonio.

Un’idea molto carina è quella che a preparare questi deliziosi coni portariso pensino le amiche della sposa, alleviandole un pensiero che – per quanto minuscolo – è di grande praticità e importanza. Ma sono molti i siti specializzati in matrimoni che offrono questo servizio per evitare il pericoloso effetto fai-da-te caratteristico di certe cerimonie!

Cartoncini colorati o delicati fogli di carta di riso, piccoli fiocchi a fissare, un bel cesto in vimini o una semplice scatola colorata per raccoglierli e il gioco è fatto: esistono tanti modi chic per evitare la terribile confezione in cellophane trasparente made in supermercato. Posati su un piedistallo vicino alla porta o distribuiti da un piccolo membro della famiglia, i coni portariso verranno sicuramente apprezzati da tutti gli ospiti.

Facilmente personalizzabili in base al gusto degli sposi e alla fantasia di chi li realizzerà, i coni portariso (ma anche portapetali) sono una di quelle cose che nei matrimoni spesso si finisce per considerare un “in più”, un dettaglio a cui si rinuncia rapiti dalle mille cose da definire negli ultimi giorni. Il mio consiglio però è quello di trovare il tempo per la loro preparazione: forse gli ospiti saranno più clementi e lanceranno il contenuto con  maggiore delicatezza… ma su questo non ci metterei la mano sul fuoco! Ve l’ho detto all’inizio: il momento del lancio del riso è sadico, divertente e… liberatorio! ; )

Chiara

Cosa ho fatto io?

Ecco, ho deciso di scrivervi i dettagli del mio matrimonio sotto a ogni post e quindi… devo assumermi le mie responsabilità! Purtroppo, presa da sistemazioni e cambi dell’ultimo momento, non ho proprio pensato a questo particolare. Ho realizzato della sua mancanza solo quando mi sono vista lanciare interi sacchi di riso addosso: beh, in realtà ho fatto giusto in tempo a pensarlo perché uno spara coriandoli mi ha colpito in testa! Ma questa storia a lieto fine ve la racconterò in un altro post… dove magari mostrerò anche la foto del tentato decapitamento da parte del mio testimone!

Per le foto:

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La prima notte di nozze in un albergo taglia 38

Con i suoi 53 mq calpestabili e una larghezza di appena 2,5 metri, “Eh’Häusl” è il più piccolo albergo del mondo.

Vi starete chiedendo perché dovreste mettervi su un aereo per trascorrere la prima notte di nozze scendendo a patti con la vostra claustrofobia. La spiegazione è semplice: pura superstizione. Sì, perché si dice che Eh’Häusl – talmente piccolo da poter ospitare una coppia alla volta – sia in grado di regalarvi amore eterno o,  se le cose si mettessero male, un divorzio politicamente corretto. A patto che trascorriate lì la prima notte di nozze, alla modica cifra di 240 euro a notte, prima colazione inclusa.

Questo piccolo gioiello portafortuna si trova nella città bavarese di Amberg e la leggenda che lo riguarda è vecchia almeno 300 anni: si dice che l’edificio venne costruito nel 1728 dopo che in città era stata approvata un’improbabile legge che prevedeva che le coppie potevano sposarsi solamente se proprietari di una casa. Un astuto imprenditore del posto decise di “aiutare” le persone innamorate, costruendo una casa piccola e poco costosa vendendola “temporanemete” alle coppie di fidanzati che volessero coronare il proprio sogno d’amore. Dopo l’acquisto e il matrimonio, la coppia consegnava la casa alla coppia successiva: pratico e comunque romantico.

In effetti, a sbirciarci dentro, da’ proprio l’idea di essere il nido d’amore perfetto.

Ma Eh’Häusl non è il solo hotel in miniatura in grado di solleticare le vostre fantasia lillipuziane. Forse non sapete che esiste una tipologia di hotel denominata pop up: ovvero piccole ed economiche unità alberghiere “temporanee” edificate come prefabbricati, su quattro ruote o con semplici tende. Spesso itineranti, gli alberghi pop up possono risultare degli efficaci strumenti di marketing in occasione di grandi eventi.

Qualche esempio? A Parigi nel 2009, per 330 euro, avreste potuto prenotare una notte nell’Everland, unità modulare figlia di due artisti svizzeri, Sabina Lang e Daniel Baumann, letteralmente scaricata sul tetto del Museo e Laboratorio di Arte Contemporanea, nel quartiere Trocadero.

Restando con i piedi ben piantati a terra, la scorsa primavera avete forse avuto l’occasione di incontrare a Londra un itinerante camper americano d’epoca, nel restyling fatto dalla catena Radisson Edwardian Hotels. Per aggiudicarvi una notte nel camper dell’amore avreste dovuto partecipare a un concorso indetto dal noto sito VisitLondon.com.

Insomma, se vi piace piccolo, state pur certe che cercando troverete un nido d’amore XXS dove concludere in bellezza la giornata più lunga della vostra vita.

Alessandra

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L’abito da sposa? E’ quello della mamma

Ammettiamolo: “lui” è stato uno dei nostri primi amori. Fin da piccole gli abbiamo lanciato sguardi languidi e abbiamo segretamente desiderato che potesse essere tutto nostro… Abbiamo aspettato di crescere abbastanza per poterlo “fare nostro” e adesso che siamo a un passo dall’altare, la domanda nasce spontanea: perché no? Tranquille, non parlo del figlio del vicino di casa (anche se non era niente male, giusto?), ma dell’abito da sposa della mamma!

Dite la verità! Tutte noi almeno una volta, da piccole, abbiamo implorato le nostre madri perché ci permettessero di indossarlo: ovviamente, completo di tutti gli accessori del caso, dal velo ai guanti fino anche alle scarpe (per le più fortunate le cui madri, meticolosamente, le avessero conservate insieme all’abito)! E che emozione incredibile (a 10 o 12 anni, in piena fase pre-adolescenziale) vedersi nello specchio con quell’abito bianco lunghissimo ma perfetto? Sniff… asciughiamo in coro la lacrimuccia e veniamo a noi!

Un’idea diversa di affrontare l’annosa questione abito-da-sposa, soprattutto per le spose dell’ultimo minuto, quelle che decidono dall’oggi al domani la data delle nozze e non hanno troppo tempo e testa per girare mille atelier alla ricerca del vestito perfetto che più perfetto non si può, è proprio quella di chiedere nuovamente alla mamma di poter indossare il suo abito da sposa. Questa volta, però, non sarà solo per una sfilata privata davanti allo specchio con occhio sognante: il vestito da sposa della mamma si trasformerà, come nella favola di Cenerentola tra le mani sapienti dei sarti-topini, nell’abito della figlia!

Se vostra madre acconsente e, soprattutto, se il modello del suo abito pensate possa fare al caso vostro, il gioco è fatto! Con qualche aggiustatina, accessori nuovi di zecca per personalizzare l’abito e sentirlo ancora più vostro, sarete perfette per calcare le scene e far cadere ai vostri piedi lo sposo!

il fascino discreto del vestito da sposa della mamma

I vantaggi? Avrete una madre stra-felice (perché, sappiatelo, poche mamme hanno il coraggio di proporlo alle figlie, ma è il sogno segreto di tutte!) e risparmierete prove su prove in atelier e negozi di abiti da sposa ai quattro capi della città!

p.s. Un piccolo consiglio, molto personale: se il vestito di vostra mamma non è proprio del modello che sognate, se per indossarlo va stravolto, scucito e ricucito dieci volte, se ha venti metri di strascico e voi sognate di sposarvi con un abitino corto anni Cinquanta… beh, forse è il caso che lo lasciate dov’è (nel baule dei ricordi meravigliosi dell’infanzia) e vi concentriate sulla ricerca di un vestito tutto nuovo!

Francesca

Per le foto:

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Si fa presto a dire bouquet da sposa…

Vestito scelto, location prenotata, menù da approvare, tableau già pianificato… sembra non mancare proprio nulla. Poi la ragazza del negozio di abiti da sposa ti pone con nonchalance la fatidica domanda: il bouquet come sarà?

Beh, vallo a spiegare che ancora non ci avevi pensato, che tra le mille cose da fare-sistemare-controllare, quel piccolo particolare lo avevi scordato. Peccato che – come sai benissimo! – non è poi così piccolo quel dettaglio: entrerà con te, verrà immortalato nelle foto ufficiali e in quelle degli ospiti, c’è chi spingerà e sgomiterà per impossessarsene una volta che lo avrai lanciato…

Non basta certo sapere quale tipo di fiore vorresti: forma, dettagli e “compatibilità” con il tuo vestito e le tue caratteristiche fisiche… tutto questo ha una importanza enorme!

La tradizione vuole che sia il quasi-marito (in alcuni paesi la suocera… oiohi: attente alle spine!) a sceglierlo e farlo consegnare alla sposa la mattina stessa del matrimonio: per quanto mi riguarda ho preferito sceglierlo personalmente.

Il bouquet infatti dovrebbe abbinarsi al vestito e farselo recapitare significherebbe dover rivelare qualche dettaglio che mi piace rimanga top secret per non rovinare l’effetto sorpresa.

E allora come scegliere il bouquet?

Sono tante le forme che il bouquet della sposa può assumere, i colori che può mostrare, le particolarità che può aggiungere per riflettere le scelte e la personalità di chi lo terrà stretto tra le mani con emozione.  

Minuscolo e bonton oppure grande e dalla forma importante? Tondo, a cascata o a fascio? Gli ultimi due presuppongono che la sposa sia alta (motivo per cui nel mio caso le scelte si sono decisamente ridotte)! Sei piccola di statura? Un bel tondo perfetto, tra l’altro tornato di moda, magari con richiami all’abito, è quello che fa per te!  Molto molto bello anche quello a fascio che però non è comodissimo: ma se siete sicure e dal portamento elegante perché rinunciare?

Che dire poi dei colori? E’ molto importante cercare di non andare su toni iper-vivaci se si è organizzata una cerimonia classica e non optare per un bouquet semplice e senza particolari quando ogni dettaglio è stato scelto per stupire. Come al solito, come vi ho ripetuto in tutti i miei post, l’importante è seguire uno stile unico per tutta la cerimonia… e il bouquet non deve essere da meno!

Io amo le composizioni che prevedono poco oltre ai fiori: la bellezza della natura non ha bisogno di altro, per rendere perfetto un bouquet basta abbinare tra loro rose o calle, tulipani o anche semplici margherite.. Un nastro legato con fantasia e naturalezza oppure una decorazione d’effetto fatta con le foglie: non serve niente di più per un bouquet romantico!

Nelle foto ho cercato di inserire diverse idee da cui potreste prendere spunto. Fatemi sapere se tra questi avete trovato il vostro preferito

Chiara

Ps: Cosa ho fatto io?

Un bouquet con fiori secchi come il resto delle decorazioni. Niente lancio del bouquet, destinato a un’amica che non era presente per motivi di salute.

Ne avevo in realtà anche un secondo posato come decoro sul nostro tavolo del ristorante e che ancora oggi è in camera nostra… me lo sono tenuta ben stretta! Ma tanto le amiche alla fine sono capitolate lo stesso!

Foto di:

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