Con il termine indie non ci riferiamo né a un matrimonio celebrato a Calcutta né a uno celebrato in una Riserva. Indie è la contrazione di independent e se nel campo musicale essere indie vuol dire non fare parte della cultura mainstream e cercare di fare musica tenendosi abilmente al di fuori delle grandi corporations, declinato nell’universo del matrimonio può essere associato a tutti i matrimoni organizzati cercando di fare da soli il più possibile, non solo nel tentativo di risparmiare ma anche e soprattutto per creare un atmosfera meno formale, limitando le incursioni nella tradizione.

Ma, in pratica, che vuol dire? Vuol dire operare delle scelte precise, a partire da quella della chiesa, a quella del vestito, del numero di invitati eccetera. Vuol dire non farsi incantare dall’invitante richiamo dell’Industria del Matrimonio che ci impone di imboccare per forza alcune strade. Vuol dire scegliere di non rappresentare lo stereotipo della sposa nevrastenica che arriva al matrimonio convinta che l’obiettivo sia la perfezione. Vuol dire pensare al giorno del sì come a un giorno di festa, di armonia con le persone che ami.
A me sembra una prospettiva niente male, voi che dite? Ad esempio trovo molto bello scegliere di sposarsi nella chiesa del proprio quartiere, quella in cui si è cresciuti, piuttosto che in una chiesa “famosa” che finisce col diventare solo un palcoscenico.

Un’altra idea potrebbe essere organizzare una cena a buffet invece che seduti, in modo da non esaurirsi la notte prime delle nozze con il gioco delle coppie e, allo stesso tempo, facilitare agli invitati la conoscenza reciproca dando loro la possibilità di conquistare lo spazio che li circonda. Stessa leggerezza per il menù: piatti delicati e di stagione non faranno venire voglia ai vostri ospiti di trovare la prima sedia libera.
Il numero di invitati? Solo le persone che davvero fanno parte della vostra vita. Sì ai colleghi (quelli che se lo meritano però), no agli zii-degli-zii-degli-zii che non vedete da 15 anni. È inutile invitare 200 persone e poi non trovare il tempo di stare insieme alle persone che davvero per voi contano. E già che ci siete: pensate a qualcosa che animi la festa e che renda speciale questo giorno anche per gli altri.
La location? Un posto non vale un altro, ormai dovreste averlo capito. Noi abbiamo detto la nostra: giardini, musei, laghi, parchi, spiagge e addirittura tram… tutto pur di evitare che il ricevimento si trasformi in un bagno di noia.
Il vestito? Eccentrico, sobrio o in perfetto stile meringa purché rispecchi quello che siete e che per averlo non dobbiate impegnare in anticipo tutte le cornici d’argento che riceverete dopo le nozze. Una sposa veramente indie salverebbe dall’oblio l’abito da sposa della mamma e lo trasformerebbe nell’abito dei suoi sogni.
Le bomboniere? Se proprio non resistete a questa tentazione anche su questo aspetto noi ci siamo sbizzarrite: da quelle da mangiare, a quelle mini mini, a quelle fai-da-te da sfogliare.

Anche il viaggio di nozze può essere indie. Mettendo da parte l’agenzia potreste organizzare da soli un magnifico viaggio on-the-road dove più vi piace. La differenza? Il piacere di organizzarlo da soli sta tutto qui, nell’idea che il viaggio inizi da casa, con la ricerca degli itinerari e delle rotte da seguire, tappa dopo tappa, finché finalmente arriverà davvero il momento di fare le valigie.
Insomma, il matrimonio indie non è un’illusione, è una possibilità. Anzi, ci offre tante possibilità. Possibilità di non trasformarci in quello che non siamo. Sta a ognuna di noi scegliere quando dire «questo è troppo».
Alessandra